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La Paneretta è una delle aziende più antiche del Chianti Classico: una prima vendemmia è descritta nel 1596 in documenti di fattoria presenti alla Biblioteca Riccardiana.

Il Castello della Paneretta fu costruito intorno a un’antica torre d’avvistamento, dopo che i Ghibellini, all’indomani della battaglia di Montaperti nel 1260, diedero ordine di abbandonare il vicino Castello di Cepparello.

I primi proprietari furono i Vettori. L’ultima erede, Maddalena, portò in dote nel 1577 il castello al marito, Ludovico Capponi.
I due coniugi lo restaurarono completamente e fecero affrescare da Bernardino Poccetti il loggiato del cortile interno.
La Paneretta divenne in quell’epoca luogo di passaggio di artisti e letterati, tra cui Girolamo Muzio, che le dedicò un poema.

Nel 1669 il castello diventa dei Marchesi Strozzi che ne conservarono la proprietà fino al 1984. Negli anni ’70, la fattoria conobbe un periodo di forte decadimento e rimase per quasi un decennio in stato di abbandono, con la nuova proprietà cambiano gli obiettivi e inizia un lungo lavoro per riportare la Paneretta all’antico splendore, i primi risultati son quasi immediati, Daniel Thomases nella guida Veronelli del 1991 scrive della paneretta: «Il chianti classico riserva 1985 era superbo e non mi pare un caso», la riserva 1985 ebbe 92 punti su Wine Spectator.

Alla Paneretta, spinti dai primi riconoscimenti e rendendosi conto delle potenzialità del territorio, inizia un grande lavoro di ristrutturazione e di ammodernamento.
Vengono realizzati i primi vigneti nuovi, la filosofia è già dagli inizi quella di valorizzare il territorio utilizzando solo vitigni autoctoni, vengono innestati i cloni di Sangiovese e Canaiolo provenienti dai vecchi vigneti dell’azienda, ritenendo queste piante più adatte perché già naturalmente selezionate.
Insomma nel momento in cui tutti iniziano ad utilizzare vitigni internazionali, la Paneretta sceglie la strada dei vitigni autoctoni (Sangiovese e Canaiolo).
Questa decisione sembrò essere frustrata quando alla fine degli anni ’90 il disciplinare del Chianti Classico cambiò e venne data la possibilità di utilizzare oltre all’80% di Sangiovese un 20% di altri vitigni anche internazionali, sembrava quasi che ci si dovesse vergognare del nostro territorio e della nostra storia.

La politica della Paneretta di continuare sulla strada dell’autoctono venne comunque capita dal mercato, soprattutto d’oltreoceano e anglosassone, la Riserva Torre a Destra, Sangiovese 100%, diventa un vino premiato (Medaglia d’oro nel Tuscan Red Trophy, International Wine Challenge London, del 2006) ma soprattutto molto conosciuto.
Sono passati ormai più di dieci anni da quando, insieme a pochi altri urlavamo "Viva il Sangiovese", crediamo quindi che tanti anni di lavoro partendo da una materia difficile come sono i vitigni autoctoni ci abbiano dato le conoscenze per realizzare al meglio i vini del territorio